Fingo
Ignazio Chessa impersona se stesso, la sua realtà diventa finzione scenica. Si espone come bersaglio per la sua metaforica esecuzione. Include il pubblico nella ricerca di un baraccone per esprimersi come fenomeni e capire l’origine del malessere diffuso come un virus. L’attore / personaggio, col suo paradosso, si trova davanti a tanti incroci nella vita così come nella scena, un canone, un bordone, sul quale si poggiano tutte le esperienze vissute, immaginate, trasposte, idealizzate come illusioni e isterie collettive. L’attore è disposto ad esibirsi in tutti i baracconi come un fenomeno e includere, come fenomeni, anche coloro che lo guardano.
Fenomeni esposti ai cambiamenti che ricominciano ogni giorno, per restare incompleti. Frammenti di vita che rimandano, con l’illusione di completare un puzzle infinito. Non ci sarà mai una fine, nel percorso della vita, la consapevolezza ci farà rendere conto di essere incompiuti e imperfetti e la crescita sarà nell’accettarlo senza prenderlo come una disfatta.

Autore
mario.carta@shardanweb.com
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